
Buongiorno Dott Casavola,
La ringrazio per la vostra calorosa accoglienza e per la vostra fiducia. Sono entusiasta di far parte del Gruppo Salus e di avviare il progetto del Point of Care a Martina Franca. Mi sento di portare avanti questo progetto perché lo sento particolarmente vicino alle esigenze del territorio e della popolazione campana.
Oggi vorrei approfondire con lei le motivazioni e le scelte professionali che l’hanno portata ad avviare questo progetto nel vostro territorio.
Ecco le domande:
1. Cosa l’ha spinta a scegliere Salus come partner per l’apertura di un Point of Care nel suo territorio?
«La scelta è nata dalla condivisione di una visione comune: la centralità della persona e un approccio strutturato alla presa in carico. Cercavamo un partner che, oltre a garantire servizi di qualità, fosse in grado di offrire flessibilità operativa e un pool di servizi variegato, senza impattare eccessivamente sui nostri processi organizzativi. In sintesi, desideravamo trovare il giusto equilibrio tra cura della persona e personalizzazione del servizio. Con Salus abbiamo trovato affidabilità, metodo e un supporto consulenziale capace di evolvere insieme ai bisogni del territorio.»
2. Quali aspetti della sua formazione e carriera hanno influenzato questa decisione?
«Il mio percorso professionale mi ha portata ogni giorno a contatto con bisogni reali e spesso non ascoltati. Ho visto tante famiglie impreparate ad affrontare situazioni di fragilità e ho capito che c’era la necessità di un modello più umano e vicino alle persone ,l’idea è quella di potere dare non solo sostegno ma certezza operativa.
3. C’è stato un momento decisivo che le ha fatto comprendere l’importanza dell’assistenza domiciliare?
«Sì, quando mi sono trovata di fronte a un paziente che non riusciva più a recarsi autonomamente alle strutture sanitarie. Quell’esperienza mi ha mostrato con chiarezza quanto la differenza non la facciano solo le cure, ma la possibilità di riceverle dove ci si sente al sicuro.»
4. Cosa significa per lei poter offrire servizi socio-sanitari direttamente nella comunità in cui vive e opera?
«Significa assumersi una responsabilità sociale. È un modo concreto per restituire alla comunità ciò che mi ha dato, generando valore reale e misurabile per le persone. L’assistenza non è solo una prestazione tecnica: è una relazione umana profonda che riconosce la dignità e la storia di ogni individuo.»
La possibilità per una famiglia di accedere ai servizi di una residenza sanitaria domiciliare assistita non risponde soltanto alla necessità del paziente di poter vivere all’interno di un contesto conosciuto, ricco di riferimenti affettivi e identitari. Significa preservare il proprio senso di sé — i ricordi, gli spazi, i legami — e allo stesso tempo beneficiare di un modello di assistenza one-to-one dedicato, monitorato e professionale disponibile 24 ore su 24. Questo approccio consente di offrire sicurezza, personalizzazione, continuità e serenità, non solo al paziente ma anche alla sua famiglia.
5. Quanto potrà migliorare la qualità della vita dei residenti?
«Mi auguro moltissimo. Avere un luogo vicino, capace di rispondere con tempi rapidi, coordinare gli interventi e monitorare l’evoluzione dei bisogni significa prevenzione, dignità e serenità per famiglie e caregiver.»
6. Quali sfide prevede e come pensa di superarle?
«La prima è culturale: bisogna far capire che il senso stesso dei questa scelta è un atto di cura ed è un valore che si integra con le esigenze di una popolazione che via via cambia le proprie esigenze mano a mano che invecchia. La seconda è organizzativa: servirà lavorare sulla comunicazione e sulla formazione continua del team. Il metodo e la collaborazione con Salus saranno fondamentali.»
7. Esiste una motivazione personale che l’ha spinta verso questo settore?
«Ogni volta che ho visto qualcuno sentirsi solo davanti alla malattia, ho capito quanto fosse indispensabile costruire un sistema più vicino e umano. È questa la molla che mi muove ancora oggi.»
8. Come faciliterà l’accesso a servizi sanitari di qualità?
«Rendendoli vicini, comprensibili e coordinati. Il Point of Care sarà un punto di riferimento unico capace di integrare servizi, professionisti e risposte personalizzate.»
9.Come si inserirà nella rete socio-sanitaria locale?
«Siamo pronti a collaborare con tutti medici di medicina generale, specialisti, farmacie e strutture esistenti. No competizione: solo integrazione e continuità.»
10. Qual è la sua visione a lungo termine?
«Costruire un modello sostenibile, replicabile e basato su risultati misurabili. Vogliamo creare un ecosistema che migliori la qualità della vita e diventi un punto di riferimento territoriale.»